La nobile arte di costruire strumenti musicali a corde, viene ancora oggi chiamata
Liuteria dal nome di uno dei più antichi strumenti di questo tipo, il
liuto. Esso apparve in Italia intorno alla fine del primo millennio, come frutto dei contatti avvenuti con il mondo arabo, contatti avvenuti sia attraverso le crociate, sia attraverso le frequenti scorrerie che i così detti
saraceni, provenienti dalla Spagna, da essi invasa intorno al 700 d.c., facevano nelle regioni meridionali del nostro paese.
Gli strumenti importati dal mondo arabo riuscirono immediatamente ad imporsi su quelli preesistenti nel paese in quanto molto più evoluti di questi. Essi però non si adattavano bene alle esigenze musicali europee per cui i liutai dell'epoca vi apportarono presto modifiche più o meno sostanziali che permise loro una evoluzione autonoma ed indipendente dai modelli importati.
Poco conosciamo della liuteria partenopea anteriormente al 1680 perché rarissimi sono gli strumenti costruiti precedentemente questa data giunti ai nostri giorni, né esistono documentazioni di alcun tipo sull'argomento. E' certo però che la liuteria ha a Napoli origini antichissime, sicuramente di molto anteriori a quella data, e che la nobile arte è stata tramandata nei secoli, fino ai nostri giorni, senza mai subire interruzioni.
Per comprendere a pieno la liuteria napoletana nelle sue multiformi espressioni, è indispensabile conoscere un po' di più lo spirito dei napoletani ed inquadrare i vari periodi produttivi nelle realtà economiche e sociali della città che si sono succedute dal 17° al 20° secolo. Bisogna ricordare che l'incoronazione di Carlo di Borbone a Re di Napoli, avvenuta nel 1734, segnò una importante svolta economica e culturale nella storia della città. Già terza capitale europea, dopo Parigi e Londra, con Carlo di Borbone Napoli dette grande impulso alle arti ed alla musica fino alla identificazione di uno stile napoletano in ogni campo dell'arte. Sotto il suo regno fu inaugurato il primo grande Teatro dell'Opera d'Italia, il Teatro San Carlo (La Scala di Milano vide la luce solo mezzo secolo dopo), il Laboratorio di Ceramica di Capodimonte, fu iniziata la ristrutturazione e l'ingrandimento di Palazzo Reale, e fu dato impulso all'arte pittorica che portò poi alla identificazione della scuola pittorica napoletana settecentesca.
Nello stesso periodo si sa che grande era il prestigio dei quattro Conservatori di Napoli, ossia quello di Santa Maria di Loreto, sorto nel 1535, quello di S. Onofrio a Porta Capuana, sorto nel 1578, quello dei Poveri di Gesù Cristo, sorto nel 1596, e quello della Pietà dei Turchini, sorto nel 1573. Essi erano nati come opere pie in favore dei fanciulli poveri o abbandonati, qui, infatti, essi venivano istruiti e veniva loro data una rigorosa educazione musicale che potesse essere la base di un
mestiere da esercitare per tutta la vita. E che il mestiere del musicista fosse un mestiere dignitoso ed economicamente soddisfacente è testimoniato dalla presenza di musici atti a coprire il consumo musicale in ogni occasione: nelle piazze, nelle strade, nelle osterie, nei banchetti nuziali, nelle ricorrenze, etc. La musica tutta era quindi fortemente amata a Napoli ed è importante sottolineare come essa non fosse patrimonio dei soli professionisti ma costume di vita di tutto il popolo.
Le prime notizie storiche che mettono in relazione la musica con le abitudini della città di Napoli risalgono al 1500 allorquando fu istituita la prima, vera, corporazione di musicisti e cantanti ambulanti (si vedano le
Capitolazioni delle Arti suddite dell'Eletto del Popolo Fedelissimo Napoletano - musici e suonatori, alla
Biblioteca Nazionale di Napoli, Ms.XV.A.14) il che può essere giustificato solo ammettendo che in quel secolo era tale la richiesta di musica nelle osterie, nei banchetti, nelle ricorrenze, nelle mascherate del carnevale, nelle feste pubbliche e private, che i musicisti ed i cantanti dell'epoca credettero opportuno consociarsi per meglio salvaguardare la loro professionalità ed i loro diritti.
E' quindi chiaro che una città con una tale tradizione musicale non poteva non avere i suoi costruttori di strumenti musicali, e questi sono stati veramente tanti! Da quanto detto sinora si comprende come, naturale conseguenza dell'amore per la musica, si sia sviluppata a Napoli in tempi lontanissimi l'arte di costruire strumenti musicali, a plettro, a pizzico, e ad arco!
L'abitudine di impreziosire gli strumenti a plettro e con inserti in madreperla, tartaruga e avorio, di mirabili incisioni, e di dotarli (solo a fine '700 - inizi '800) di meccaniche per il movimento delle corde realizzate completamente a mano e spesso elegantemente incise, ha reso tali strumenti dei veri gioielli dell'artigianato campano. Gli strumenti delle famiglie Fabricatore, Filano, Vinaccia, Calace, così come quelli di tanti altri liutai napoletani, sono nei musei di storia della musica in tutto il mondo e sono ricercati da professionisti e collezionisti sia per la raffinata e impeccabile fattura che per le straordinarie qualità sonore.
Appare strano poi che mentre i napoletani associano facilmente il mandolino ed i costruttori di mandolini alla propria città, forse perché tale strumento è detto
"mandolino napoletano" , pochissimi napoletani, ed in questi includo anche la stragrande maggioranza dei musicisti, sono a conoscenza della scuola di liuteria ad arco napoletana, non meno importante di quella a plettro e sicuramente una delle più importanti scuole liutarie d'Italia e del mondo!
Esiste evidenza che l'arte di costruire strumenti ad arco era da tempo imprecisato patrimonio di questa città e che il ritorno a Napoli (1695) dopo il suo soggiorno a Cremona nella bottega di Antonio Stradivari di colui che viene erroneamente ritenuto il capostipite dei liutai ad arco napoletani, e cioè Alessandro Gagliano, abbia solo dato un nuovo e forte impulso alla preesistente nobile professione. E' ancora ben noto che mentre in altre città italiane, dopo il '700, l'arte liutaria ha subito una interruzione a volte completa per periodi lunghi anche secoli, o si è del tutto estinta, Napoli, sia perché centro musicale sempre attivo, porto commerciale importante, e sede di ambasciate straniere, è stata culla di una lunga e costantemente viva tradizione liutaria nei secoli.
Una recente mia ricerca
(n.d.c. ricerca effettuata nel anno 2000 autore: Ernesto de Angelis) sui liutai napoletani non viventi ne ha identificato oltre 160, uniformemente distribuiti dalla seconda metà del 1600 ai nostri giorni, a dimostrazione di quanto la nobile arte liutaria si sia mantenuta viva, senza interruzioni, fino ad oggi.
Gli spessori sempre generosi, la particolare forma del riccio con il bottone spostato generalmente in basso e la prima voluta sporgente, il particolare intaglio delle
ff ed il loro posizionamento quasi verticale, la sottile filettatura, così come la splendida vernice
giallo-bruna o
rosso-bruna, sono elementi così particolari da permettere all'occhio esperto di attribuire senza grossi dubbi uno strumento con queste caratteristiche alla scuola napoletana.
Problematiche inerenti la costruzione di strumenti a corda
Al giorno d'oggi, da uno strumento musicale si richiede sempre, non solo la qualità timbrica, ma il massimo della sonorità possibile. Ottenere il massimo della sonorità da uno strumento a corde, specie se pizzicato, è impresa difficile per ogni liutaio. Impossibile per quelli che non hanno conoscenze di acustica e di meccanica.
In teoria, ogni frequenza acustica vorrebbe una propria forma di cassa armonica capace di rinforzarla, come si può facilmente dedurre dalla diversa forma assunta dalla nostra bocca (vera cassa di risonanza) nel pronunciare le vocali dell'alfabeto. Nonostante le difficoltà, gli antichi liutai furono capaci di trovare le forme più convenienti da dare ad ogni strumento per rinforzare i suoni prodotti, e questo solo grazie a tentativi lunghi e pazienti non essendo ancora note le leggi della fisica che sono alla base del fenomeno. Essi quindi, grazie esclusivamente alla loro esperienza e sensibilità, hanno costruito casse armoniche che la moderna tecnologia non può migliorare che in minima parte! L'abilità del liutaio consiste, infatti, nel costruire casse che per la forma e per le caratteristiche delle pareti che la compongono, sono in grado di rinforzare in egual modo tutte le frequenze prodotte dalle corde, in modo che queste diano la stessa intensità sonora e che non vi sia una corda che suoni più dell'altra.
Il liutaio moderno, a meno di non volersi cimentare nella progettazione di qualche nuovo strumento, è, in pratica, dispensato dallo studio delle dimensioni più idonee da dare alla cassa acustica in quanto ormai standardizzate nei secoli. Per dare una
voce gradevole ai suoi strumenti, egli deve essenzialmente concentrare la sua attenzione alla forma della cassa, alla tecnica costruttiva, ed alla scelta del legno, servendosi di quelli che, in più elevato grado posseggono le proprietà di rinforzare e condurre il suono. Nell'applicazione pratica di tali principi risiede il genio dei grandi liutai
cremonesi, bresciani, e napoletani, insuperati artefici di strumenti ad arco ancora oggi studiati e copiati in tutto il mondo. Anche se i suddetti liutai si interessarono essenzialmente alla costruzione di strumenti ad arco, non disdegnarono liuti e chitarre, ed i loro insegnamenti valgono comunque per tutti gli strumenti forniti di
cassa armonica e di
corde. Tali principi costruttivi devono essere presi in considerazione soprattutto dai costruttori di mandolini, strumenti comunque penalizzati da una deficiente
eredità genetica sonora. Gli strumenti ad arco, infatti, per la bombatura delle tavole, per la presenza dell'anima e della catena, per il diametro delle corde, per l'uso dell'arco, sono meno penalizzati da una deficiente scelta dei legni e da una deficiente esecuzione. Il mandolino, dotato di corde di acciaio assai sottili, appena carezzate dal plettro, deve avere una costruzione fatta a regola d'arte onde fornire il massimo delle sue possibilità sonore.
La tavola superiore di ogni strumento a corde è, come già detto, generalmente di
abete rosso (Abies picea excelsa), e quello delle nostre Alpi, ed in particolare quello della Val di Fassa e della Val di Fiemme, nel Trentino, è il migliore al mondo
(anche Stradivari lo usava). Il pregio di questa essenza è essenzialmente nella semplicità della struttura, nella scarsezza di vasi e nella ricchezza di raggi midollari, sottilissimi e disposti in modo uniforme. Ma, giusto per afferrare la difficoltà del problema, anche l'abete più bello e più perfetto non va bene per tutti gli strumenti a corda. Mentre, infatti, per gli strumenti ad arco l'abete deve avere fibre distanti circa 1 mm, per il mandolino è invece da preferire quello con fibre più distanziate (circa 2 m) per addolcirne il suono. E' maestria del liutaio saper sfruttare al meglio il legno a disposizione. Il
suono dello strumento è, infatti, la risultante di un numero infinito di variabili in cui giocano un ruolo importante non solo il numero, la sezione, e la vicinanza delle fibre del piano armonico, ma anche lo spessore della tavola e la sua incatenatura oltre alle caratteristiche costruttive della cassa di risonanza, alla vernice usata, e così via.
Per ottenere il massimo di sonorità da uno strumento a corde, è indispensabile che il liutaio abbia chiaro in mente quale è il contributo dato al suono dalla tavola armonica, ossia quello di membrana vibrante, e quale è quello dovuto alla cassa. E' inoltre indispensabile soffermare a lungo l'attenzione sul modo in cui la membrana vibrante viene sollecitata a vibrare da una percussione o dalla vibrazione di una corda trasmessa ad essa dal ponticello. Il principio meccanico-acustico è, infatti, estremamente diverso se le corde sono attaccate al ponticello (come nella chitarra) o alla base dello strumento (come nel mandolino e nel violino). E da cosa deriva la scelta fatta negli strumenti ad arco di dare alle tavole una sagoma bombata?
Un discorso a parte va poi fatto per la cassa. In molti trattati di musica e di liuteria si parla dell'importanza della cassa nel determinare il
suono dello strumento. Non c'è più grave errore! Il bravo liutaio deve invece preoccuparsi proprio che la cassa non entri in vibrazione, essa deve essere quanto più leggera e più
rigida è possibile, perché solo una cassa rigida non risuona. Non meno complesse sono le problematiche relative al foro o ai fori presenti su tutte le tavole armoniche.
Per concludere, la scelta del legno, la forma assegnata allo strumento, il volume interno della cassa, la forma del piano armonico, la disposizione delle catene, la posizione e dimensione del foro di risonanza, sono solo alcuni degli elementi di costruzione degli strumenti a croda che contribuiscono alla qualità ed alla quantità del suono.
Non vi sono segreti di sorta nelle liuteria. Ci si potrà chiedere: ma gli antichi maestri settecenteschi avevano tutte queste cognizioni di meccanica, di acustica, di musica? Non può essere altrimenti. Ogni strumento acustico è racchiude in se una cultura centenaria che gli antichi maestri trasmettevano ai loro allievi insieme alle tecniche costruttive! Costruire un'ottimo strumento oggi è solo frutto di lunghi e complessi studi che ogni liutaio deve fare da sé, non essendovi più i
maestri di un tempo.
___________n.d.c.= Né più quelli di oggi…